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Building Management System

Building Automation and Control Systems Integration

Building Management System

Il tempo in cui viviamo è fatto di flussi di informazioni che rilanciano le nostre aspettative al mondo intero e calibrano il mondo in base alle nostre esigenze. Tutto, per la felicità del sociologo Zygmunt Baumann, è diventato liquido, fluido, versatile.

Ma come far dialogare il mondo virtuale che abitiamo ogni giorno con le quattro mura domestiche che a stento, ormai, riescono ad arginare i miliardi di bit che scambiamo ogni giorno? Una risposta teorica ci soccorre dalla west coast: anche l'architettura sta diventando liquida. Secondo Marcos Novak, infatti, l'architettura liquida è un'architettura la cui forma è contingente agli interessi dello spettatore; è un'architettura che si apre per accogliermi e si chiude per difendermi; è un'architettura senza porte né corridoi, in cui la stanza successiva è sempre dove mi occorre che sia e ciò che mi occorre che sia.

I vantaggi del liquido sono enormi, soprattutto per quanto riguarda la versatilità e valgono anche per gli edifici. Grazie alla nostra ricerca e alla nostra esperienza sul campo, riusciamo ormai a diluire il contenuto statico delle nostre abitazioni e convogliarlo nella grande autostrada IP che trasporta qualunque cosa ovunque si voglia. Così sullo schermo del nostro portatile potrà comparire se la lavatrice ha finito il suo ciclo o se la luce della mansarda è rimasta accesa. Dal nostro smartphone potranno partire telefonate direttamente all'intelligenza della nostra casa che esaudirà tutte le nostre richieste: accendi i riscaldamenti, apri le tapparelle, inserisci il sistema di allarme. Ma sul display del nostro telefono saremo in grado anche di ricevere chiamate dalla nostra piccola centrale domestica. In caso di allarme, di emergenza, di evento straordinario la nostra casa ci avvertirà e, se vogliamo, ci metterà in comunicazione con il nostro centro di controllo, per aiuto e maggiore esperienza nella gestione eventi.

La conversione di input analogici in input digitalizzati e spendibili su tutti i dispositivi in commercio, la possibilità di codificare in binario eventi e situazioni che non hanno nulla a che vedere con l'informatica, incrementa la sicurezza globale e riduce l'incertezza. Fedelmente con il concetto SPEE di global security system.

Se tutti gli edifici fossero intelligenti, quindi liquidi, quindi bevibili ovunque (indipendentemente dalla forma del bicchiere). Anche le città lo diventerebbero. Avremmo centinaia di smart cities e decine di smart communities. Avremmo la possibilità di trasportare ovunque i nostri mondi e di portare il mondo anche là dove sembra non servire. La città stessa non avrebbe più un valore assoluto ma, tramite la lente dell'augmented reality, sarebbe diversa per ognuno. Ognuno sarà in grado di gestire la propria microrete (fatta di edifici familiari, amici in città, locali abituali, target di informazioni personalizzati, anziani con assistenza telematica domiciliare) secondo le proprie aspettative.

Le reti, componibili per loro natura, non sono altro che insiemi di nodi attraversati da flussi e la casa, ormai, deve e può essere considerata un nodo a tutti gli effetti. Senza lo scorrere dei flussi saremmo tutti meno connessi e tutti meno sicuri.

La società SPEE è orgogliosa di essere considerata una delle prime realtà a realizzare, in Italia, un edificio intelligente. Abbiamo ben chiaro come perché il tutto funzioni sia necessaria la sinergia delle parti e la connessione delle informazioni. Proprio per questo il progetto integrato è l’unico approccio metodologico per realizzare «edifici intelligenti»: necessita di un pensiero professionale ma flessibile alla base ed ha come obiettivi il massimo delle prestazioni e il minimo dei costi. Il coordinamento fa sì che le richieste architettoniche, strutturali, impiantistiche, energetiche e di sostenibilità dell’intero edificio trovino un’attuazione armonica.

Il progetto è sempre più legato all'idea di un  luogo dove la funzione integrata del servizio è basata sull'informazione e prevale su quella del prodotto e/o dell’impianto monofunzione a sé stante. Il mattone, quindi, si emancipa e dà vita a una nuova idea di edificio. Un edificio attraversato da input e fibre che pulsa come il cuore di un organismo in risposta alle esigenze interne ed agli stimoli esterni. E che, pulsando, troverà il modo di collegarsi al mondo.

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